Riepilogo informazioni per medici e mutue

«Sintesi della Medicina convenzionale e medicina tradizionale cinese insieme.»

La sindrome fibromialgica (FMS) è stata riconosciuta per la prima volta negli anni ‘90 dalla medicina, che l’ha identificata come patologia. I meccanismi della FMS non sono al centro della ricerca mondiale. Per tutte queste ragioni la fibromialgia resta sconosciuta a molti medici benpensanti.

Ulteriori informazioni

Il Prof. Dott. Dott. med. Johann Bauer ha sviluppato un intero sistema nuovo usando la combinazione delle conoscenze medicho-chirurgiche con la medicina cinese tradizionale, al fine di riuscire ad aiutare i pazienti affetti da FMS. Egli ha studiato la patologia, oltre a documentare il suo lavoro con numerose statistiche retrospettive.

Dott. Bauer ha portato la fibromialgia alla luce, fuori dal «cetera iam fabulosa» definendo il metodo da adottare per ottenere una diagnosi sicura, senonche’ definendo i principi da seguire nelle operazioni per fibromialgia.

«Allentare la pressione significa eliminare il dolore»

Per arrivare alla diagnosi di Fibromialgia, si deve esaminare gli acupoints usando il segno di Hoffmann – Tinel (HTZ) descritto nel 1915) nei punti di agopuntura.

«Lo HTZ può sorgere anche senza alcun trauma nei punti, nei quali gli assoni sono stati distrutti enuovi si stanno rigenerando,… anche là dove una fibrosi ha causato il deperimento delle fibre nervose.» (Müller-Vahl, H., Mumenthaler, M., Stöhr, M., Tegenthoff, M., Läsionen peripherer Nerven und radikaler Syndrome, Thieme, Stuttgart, 2014, S. 75)

Perciò è cosa sensata utilizzare l’HTZ nella ricerca dei tender point.  Esso fissa il grado di «tenderness» degli acupoints / punti di agopuntura / tender points.

L’infiammazione perineurale con formazione di un manicotto di collagene intorno al nervo periferico è stata dimostrata scientificamente sui pazienti affetti da fibromialgia (Bauer JA, Pathological Findings and Clinical Outcomes Study of 101 Fibromyalgia Patients Treated by Quadrant Pain Intervention. Frontier Perspectives 15/2, 35 – 41, Philadelphia (2006)).

Perciò è necessario accettare i concetti di compressione e di elongazione durante il movimento delle varie parti del corpo.

Come funziona la terapia chirurgica?

I nervi periferici sani sono piuttosto ben protetti dalle fascie e dagli strati di tessuto, per quanto riguarda eventuali pressioni o colpi.

Epineurio e perineurio offrono protezione additiva con dalla loro capacità di far scivolare il nervo in questione. Tuttavia, in caso di pressione continua anche un nervo non irritato puo’ sviluppare una parestesia e una disestesia, fino ad una anestesia o una paralisi (anestesia: sensibilita’ mancante, paralisi: forza muscolare mancante), qualora tale pressione duri a lungo (Müller-Vahl, H. et al., cit., pag. 76).

Un nervo che si sta rigenerando è gia’ di per se essenzialmente sensibile (Müller-Vahl, H. et al., zit., pag. 76) e può sviluppare proprio un HTZ, diventando così un tender point. Ci si deve pertanto basare sul fatto che le sindromi dolorose hanno una causa morfologica , a cui eventualmente si può porre rimedio (Müller-Vahl, H. et al., zit., pag. 78). Dovuto alla com- pressione e alla elongazione di un nervo «incollato» dal collagene, si manifesta uno dei due meccanismi di danno relativo al nervo periferico. In poche parole questo significa che eliminando la pressione e la nuova possibilità di allungamento si può eliminare la causa della sindrome del dolore.

Infatti, da un punto di vista clinico-empirico le cronicità dei pazienti operati sono retrocesse e si sono stabilizzate. In contesti di questo genere, nasce il metodo terapeutico chirurgico dalla patologia relativa alla fibromialgia. La decompressione e la neurolisi dei nervi periferici  mettono fine alle segnalazioni erronee che vanno al cervello, il quale le interpreta come sindrome del dolore.

Effetti collaterali di lesioni a nervi periferici

«Sporadicamente, alcuni pazienti accusano disturbi all’estremità opposta, a seguito di lesioni di un nervo periferico. Vari esperimenti eseguiti sui ratti sono riusciti a dimostrare che dopo una resezione del nervo tibiale avvenuta su una coscia, all’altezza dell’innervazione tibiale dell l’altra estremità si riscontra, entro 5 mesi dopo la resezione una diminuzione significativa del 50% dell’innervazione stessa.» (Müller-Vahl, H. et al., zit., pag. 81)

Tali osservazioni spiegano, come sia possibile che a seguito di un’operazione di decompressione con allargamento del passaggio nervale su una parte (quadrante), si ottengano dei risultati simili anche sull’altra. Per questa ragione al controllo postoperativo di 6 mesi e’ obbligo ispezionare tutti e quattro quadranti e prendere nota anche dei possibili miglioramenti «incrociati.»

Il periodo di tempo necessario per la ripresa del quadrante operato i dipende dall’esperienza nata con il tempo. Anche qui, in questo contesto, dopo circa cinque/sei mesi si procede a un controllo medico, poiché a quel punto e’ diminuita anche la «pain memory», il ricordo del dolore.